Il

Ottobre 29, 2008 on 9:07 am | In società | No Comments

Due noticine a margine della trasmissione Ballarò, che ho seguito insieme a milioni di italiani ieri sera, con particolare interesse visto che era dedicata al controverso tema della riforma scolastica ed universitaria. Tra le tante cose dette, mi ha colpito in positivo l’affermazione e il tentativo di far capire alla gente che, tra le poche cose che vanno riconosciute alla classe docente, c’è quella di saper leggere. Quindi basta con le bugie, andiamo ai testi, perchè, si sa, verba volant…

Rispetto a questa presa di posizione la maggioranza al potere ha contrapposto il solito profluvio misto di retorica, falsità, buonsensismo.
In particolare, per colpire l’immaginazione del popolo e spingere al consenso verso il potente, ormai da un po’ di tempo si fa uso di numeri e cifre. Valori di per sè difficilmente controllabili.
Però si sa, quando si ha a che fare con le cifre, in un paese che in matematica è agli ultimi posti al mondo (già, noi siamo la patria delle humanae litterae),- si rischia di fare delle figuracce.
Così veniamo a sapere dall’onorevole Rotondi che l’Italia spende in istruzione 39 miliardi di euro, cioè il 7,9 % del PIL. Non serve la calcolatrice per rendersi conto che la cifra percentuale non è solo gonfiata ma addirittura triplicata, valutando il PIL nazionale in circa 1500 miliardi di euro!
Qui gli avversari (grave errore!, quando impareranno a  stare in televisione?) invece di pacatamente osservare la grave inesattezza prorompono in esagitazioni e la confusione prevale su tutto, in primis sulla verità.
Ma andiamo avanti.
Lo stesso onorevole neodemocristiano (?) nel successivo intervento parte all’attacco delle Università degli sprechi. Anche qui munito di fogliettino, questa volta al posto delle cifre ci sono i nomi poco verosimili di alcuni progetti di ricerca finanziati dalle facoltà incriminate.
Grandi sorrisi e consenso bipartisan garantito.
Nessuno che faccia la domanda giusta. Con i privati nelle università anche la ricerca farà un salto di…qualità? E i creativi riusciranno a stupirci o a farci sorridere ancora di più?
Fuor di metafora l’accusa è quella che con pantalone che sborsa e il privato che pappa ne vedremo di ricerche curiose!
Come quella pubblicizzata sul corriere di oggi, uno studio dell’Accademia italiana della cucina (sic!) che scopre come gli italiani alla domenica preferiscano mangiare a casa!
Peccato che questo studio non ci dica il perchè di questa tendenza. Nè è dato sapere quanto sia costato lo studio.
Forse ce lo dirà qualche politico in una prossima puntata del talk di Floris?

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