La porta chiusa dietro

Febbraio 16, 2008 on 9:05 pm | In comunicazioni, politica | No Comments


In questa giornata nera per il centro destra, con il popolo della libertà che scivola nel suo naturale spazio politico, quello della destra populista e qualunquista, mentre al centro si sbracciano i cattolici, mi permetto una nota non polemica ma preoccupata, per l’avvio di una campagna elettorale, quella del partito democratico, all’insegna dei proclami che s’inseguono, in perfetto stile seconda repubblica.
Ma più della politica dei proclami, dispiace avvertire il senso fortemente negativo della metafora usata da Veltroni, cioè quella della porta chiusa dietro le spalle.
Slogan per slogan, mi rinviene un tormentone degli anni settanta, il Nick Carter dei fumetti in Tv che chiudeva ogni sua avventura con la frase

La porta si chiudeva in faccia al telespettatore e lo salutava simpaticamente con il sottinteso arrivederci alla puntata successiva.
La porta dietro le spalle del Pd ha un sapore ben diverso.
Ha il sapore della semplificazione,il vizio del riduzionismo, della riduzione della complessità.
Ha il sapore del taglio gordiano del nodo che avvince ogni problema (si guardi appunto alla leggeresse con cui si promette la riconciliazione di ammodernamento infrastrutturale e qualità ambientale).
Ha il sapore amaro della sfiducia che non può non ammorbare anche la classe dirigente, per cui male che vada si produrrà una situazione come quella di due anni fa, grazie alle malizie della legge elettorale.

Sono da sempre per le porte aperte a chi ha qualcosa da dire e da proporre, per il codice aperto, per l’abolizione dei diritti intellettuali etc.
Open Polis è una community che si ripropone come fine l’apertura dei codici della politica, metafora questa senz’altro più promettente di quella veltroniana.

www.openpolis.it

I 12 punti del PD

Febbraio 16, 2008 on 7:05 pm | In comunicazioni, politica | 1 Comment


Per un possibile confronto, ecco i 12 punti del programma PD

Primo. Scegliere come priorità infrastrutture e qualità ambientale. No alla protesta Nimby (non nel mio giardino)  e sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini. Sì agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori e all’Alta Velocità e al completamento della Tav.

Secondo. Innovazione del Mezzogiorno. No ad una politica per il Mezzogiorno che disperda fondi in una miriade di programmi, mentre diciamo sì ad una drastica e veloce revisione dei programmi europei.

Terzo. Controllo della spesa pubblica. Il governo Prodi ha risanato e migliorato i conti pubblici. Per questo il nostro slogan è spendere meglio, spendere meno. Quarto. “Fare quello che non è mai stato fatto”: ridurre le tasse ai contribuenti leali ai lavoratori dipendenti e autonomi. A partire dal 2009 un punto in meno di Irpef ogni anno per tre anni

Quinto. Investire sul lavoro delle donne. Noi vogliamo trasformare il capitale umano femminile in un asso per la partita dello sviluppo.

Sesto. Il problema della casa. Aumentare le case in affitto e “costruzione di circa 700 mila nuove case da mettere sul mercato a canoni compresi tra i 300 e i 500 euro”.

Settimo. Invertire il trend demografico mediante l’istituzione di una dote fiscale per il figlio. 2500 euro al primo figlio e aiuti per gli asili nido.

Ottavo. L’università. Cento nuovi campus universitari e scolastici entro il 2010.

Nono. Lotta alla precarietà, qualità del lavoro e sua sicurezza. I giovani precari dovranno raggiungere il minimo di 1.000 euro mensili.

Decimo. La sicurezza. Maggiori fondi per le forze dell’ordine e certezza della pena come uno dei cardini dell’azione di governo del centrosinistra.

Undicesimo. Giustizia e legalità. Da troppi anni c’è uno scontro nel Paese. Nell’ordinamento verrà inserito il principio della non candidabilità in Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi connessi alla mafia, camorra e criminalità organizzata o per corruzione o concussione. Dodicesimo. L’innovazione. Portare la banda larga in tutta l’Italia, garantire a tutti una tv di qualità, superare il duopolio tv e correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche.

UN  PICCOLO APPUNTO SUL PRIMO DEI 12 PUNTI:non sarà facile conciliare infrastrutture e qualità ambientale; sotto all’acronimo NIMBY ci sta la responsabilità verso le generazioni future e l’aspirazione ad una visione veramente avanzata del nostro destino.
Anche 40 anni fa l’industrializzazione del tarantino era vista come un passaggio ineludibile del progresso del meridione. Ora restano le macerie e costi elevatissimi per il risanamento ambientale che nessuno sembra intenzionato ad accollarsi.
Anzi…
qualcuno pensa di affiancare all’area Italsider, raffinerie, arsenale etc…anche un rigassificatore e, perchè no? in futuro una delle 20 centrali nucleari che affollano i sogni di Rubbia, Casini, Belpietro….

Redistribuzioni

Febbraio 16, 2008 on 3:30 pm | In politica scolastica, politica | No Comments

Cominciano a delinearsi gli argomenti del dibattito politico e i punti dei principali programmi di governo. Oltre alle due grandi formazioni in lizza, abbiamo almeno altri due schieramenti che si contrappongono sul piano dei valori e delle proposte politiche.
E’ su questi quindi che conviene puntare l’attenzione, dato che i programmi dei due maggiori raggruppamenti li abbiamo visti già all’opera in questi ultimi sette anni e sono attualmente oscurati dal profluvio delle promesse elettorali, che con il loro gioco al rialzo ottengono l’audience televisiva ma non certo il nostro consenso.
Sarà interessante allora mettere al confronto le posizioni dei centristi con quelle della sinistra arcobaleno.
Le prime sono state chiaramente esposte in un intervento televisivo di Casini, dove l’ex presidente della Camera è riuscito a non farsi tappare la bocca da Santoro e a dire, anche fuori dai denti, cosa pensa sia giusto fare per il bene del paese.
In particolare, spalleggiato da eminenti politologi, scienziati ed esperti tra cui Rubbia e Belpietro, il nostro ha puntato gli occhi su scuola ed università, ma anche su energia, rifiuti e grandi opere, delineando alcune opzioni che viste così dal di fuori sembrerebbero di sicuro buon senso, ma che in realtà nascondono più di una insidia, soprattutto con i tempi che corrono.
Partiamo dalla scuola, che ci è più vicina. L’analisi di Casini muove dalla constatazione che la scuola pubblica è in crisi in larghe aree, ma che si salvano i centri di eccellenza.
Questi allora, aggiungo io, dovrebbero divenire il traino, il modello da studiare ed esportare su larga scala per recuperare valore e qualità alla scuola intera.
Peccato che la cosa non sia così facile e forse neppure così auspicabile.
Infatti, udite, udite, l’anello successivo della catena formativa, ovvero l’università, andrebbe ricondotta alla sua autentica funzione, diventare la patria della meritocrazia, e per far questo la ricetta è la riduzione del numero degli Atenei e l’estensione a tutte le facoltà dell’accesso “a numero chiuso”.
Peccato inoltre che a Casini sfuggano l’operato e gli effetti conseguenti prodotti dal ministro Moratti nel penultimo mandato, quando lui sedeva al gradino più alto di Montecitorio.
La licealizzazione della secondaria superiore voluta dall’attuale sindaco milanese, ha infatti fatto crescere a dismisura il numero degli alunni che attualmente frequentano uno dei tanti indirizzi liceali.
Forse sarebbe utile pensare a quale futuro possano andare incontro questi milioni di studenti (i nostri figli), qualora arrivati alla maturità trovassero la strada sbarrata dal numero chiuso dell’onorevole Casini!
Ed evitare di appellarsi, acriticamente compatti, alla meritocrazia, perché in questo caso, dietro alla parola chiave tanto abusata dai benpensanti nostrani, si nasconde il tarlo della cattiva redistribuzione, dell’ingiustizia sociale. Questa proposta da Robin Hood rovesciato infatti, farebbe pagare la formazione dei ricchi, cioè l’università a numero chiuso, alla fiscalità generale, cioè soprattutto ai lavoratori dipendenti, dacchè non mi sembra che Casini sia per la privatizzazione/liberalizzazione delle Università.
A meno che la privatizzazione non sia fatta come nel caso di Poste Italiane, dove i dividendi prodotti dall’aumento dei costi dei servizi e dai risparmi (tagli) vanno ai soci della Spa, mentre i costi per l’innovazione sono scaricati anch’essi sulla fiscalità generale.
O almeno così vorrebbe zio S, che nella sua scarna attività parlamentare ha inanellato, in questa breve legislatura, solo due o tre proposte di legge, tra cui spiccano le seguenti
Disposizioni per l’esercizio di una nuova rete di servizi universali a vantaggio dei cittadini da parte della società Poste italiane Spa

Titolo altisonante, ma sostanza molto concreta e terrena: soldi pubblici per pagare l’innovazione infrastrutturale di una società privata.

Alla prossima per il confronto con la sinistra, che intanto affila le armi…

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