Informazione e crisi birmana
Settembre 30, 2007 on 11:00 am | In società, cronaca | No Comments
Di norma preferisco parlare di scuola, di tecnologie, di spazi disponibili o attivabili per l’innovazione metodologica e didattica, per lo svecchiamento di questa importantissima istituzione in cui ci ritroviamo ad impegnare le nostre energie migliori.
Tuttavia questa settimana vorrei provare a gettare un occhio sui fatti dell’attualità, che ci ritornano sempre più filtrati e distillati dalla mediazione televisiva ed informativa, con buon ultimo arrivato il mondo della blogosfera, il quale, Grillo in testa, ormai sempre più vivacemente rivendica un suo spazio nella gran fiera quotidiana dell’informazione.
Non parleremo di finanziaria e di iniziative nazionali, come “Leggere Dante oggi”, che ha avuto un momento anche qui da noi giusto ieri, ma della crisi birmana, della rivoluzione dei bonzi, come è stata prontamente ribattezzata, e delle contrastanti reazioni suscitate nell’opinione pubblica. (vedi a proposito questo post di Floria)
Il punto è, a mio parere, che questa rivolta assomiglia a tante altre già viste e che hanno tutte un’ identica matrice; essa assomiglia anche nei colori, ad esempio, alla rivoluzione arancione dell’Ucraina che, come è noto, ha complicato molto più che risolvere i grandi problemi di questa nazione, accrescendo le tensioni con la Russia e l’instabilità interna.
E non voglio aggiungere altro…
Ma sarà, i bonzi con la loro aria spirituale, con la loro disciplina non violenta, sono i garanti delle giuste rivendicazioni dei manifestanti, ed è facile, spontaneo, schierarsi decisamente a favore di questi ultimi, pur senza nulla sapere della situazione politica della regione.
Pochi conoscono addirittura il nuovo nome assunto dalla ex Birmania (dal lontano 1989, l’anno successivo alla prima rivolta studentesca), e perciò suggerisco un approfondimento dei fatti a partire dalla lettura di questa voce di Wikipedia, che tra l’altro è una “voce in vetrina”, un testo di qualità tra i migliori rinvenibili sull’enciclopedia collaborativa.
A prescindere quindi da qualsiasi giudizio politico su quanto sta accadendo in quel luogo, c’è da dire che l’informazione ne ha dato la solita versione deformante.
Nell’episodio del giornalista giapponese ucciso, ha parlato (a quanto arriva la difesa della casta!) di “giornalisti che operano con mezzi di fortuna”, proprio quando tutti i media mondiali puntavano i loro potenti mezzi su quel territorio così a lungo dimenticato.
Nessun approfondimento sulle origini della crisi, ma solo focalizzazione su quanto avveniva, sulle violenze dei militari e sulla reazione “non violenta” dei manifestanti.
E per finire il rapidissimo cambio di scena, con derubricazione nelle retrovie informative, al riaccendersi della morbosa curiosità mediatica per le sconvolgenti novità da Garlasco…
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