LA SCUOLA DOPO LE NUOVE TECNOLOGIE 2

Giugno 30, 2007 on 7:03 pm | In idee, didattica, tecnologia, formazione, e-learning | 2 Comments

Se nel post precedente mi son lasciato prendere la mano, ora, dopo aver completato la lettura del volume di Biondi, voglio rimediare con alcune note a margine, cercando di evidenziare alcuni, a mio parere, snodi importanti della discussione e del problema, trascelti tra le tante cose condivisibili ma meno rilevanti che infarciscono il libro.
Le idee di fondo di Biondi in merito al problema della scuola e dell’integrazione delle nuove tecnologie sono note. Ora risaltano forse ancor più nitidamente, dopo anni di sperimentazioni che hanno messo capo ad alcune certezze.

Tutti i problemi ruotano intorno ad alcune parole chiave, e cioè: costruttivismo, spazi, strumenti tecnologici e tempi (ambiente).
Ne aggiungerei un’altra, che ritorna spesso nell’argomentare del nostro, e cioè libro.
Partiamo proprio da quest’ultimo, che il nostro in fondo utilizza proprio come veicolo privilegiato per la trasmissione delle sue idee, e pare essere molto preoccupato di riaffermare  quale tecnologia insostituibile, di cui non ci libereremo troppo presto e troppo facilmente.
Il libro quindi non potrà mai essere alternativo, nella scuola, alle nuove tecnologie, ma complementare e, forse, anche più centrale ed importante di quanto non lo sia adesso.
Sostituendo, infatti, il classico manuale con i Learning Objects, nelle scuole entreranno finalmente i libri veri, quelli per approfondire.

Spazi: sono gli spazi fisici dell’apprendimento quelli che, secondo Biondi, dovrebbero subire maggiormente l’impatto trasformativo delle nuove tecnologie.
Peccato che il modello proposto sia sviluppato nella solita, lontanissima, America, e che i principi che lo sorreggono, pur ispirati alla centralità delle relazioni sociali nel contesto formativo, siano riportati dal Biondi in rigoroso idioletto inglese!!!

Lambiente d’apprendimento è visto come un sistema sociale, un sistema a legame debole, centrato sulle attività del soggetto che apprende. Il ruolo dell’insegnante è più defilato, di supporto e di sostegno, facilitatore di processi.
Con la rete ci aggiungiamo pure un po’ di serendipity e siamo atterrati in pieno costruttivismo. Una teoria che ha il suo fascino.
Ma se è vero che il costruttivismo è la teoria più aggiornata e condivisa nel panorama della pedagogia contemporanea, mai la pratica didattica, quanto accade nelle nostre scuole oggi, ne contraddice maggiormente gli assunti.

Il rischio è pertanto che le tecnologie, intese come ambienti per l’apprendimento, finiscano per riprodurre le tipiche modalità trasmissive della didattica frontale e in presenza
Questo già avviene con l’e-learning, ormai destinato a soddisfare solo mere esigenze addestrative della formazione aziendale.
E’ la conclusione a cui giunge anche, per strade parallele, Marconato, ed è il rischio maggiore a cui va incontro la scuola nel tentativo di inglobare le tecnologie didattiche nel quotidiano, ammortizzandone l’impatto.

Un altro “chiodo fisso” di Biondi è la natura dell’informazione veicolata dalle tecnologie, dei materiali digitali, che per la gran massa dei contenuti attuali, progettati secondo i precetti della carta,  è ancora troppo ancorata al modello simbolico-ricostruttivo della conoscenza, e non sfrutta a pieno le potenzialità dei linguaggi autenticamente diversi che popolano il mondo del digitale.

Il tempo e lo spazio della scuola, infine, non sembrano più adeguati ad una integrazione funzionale delle TIC nella didattica.
Le esperienze pilota infatti, sembrano sostenersi su scenari che nulla hanno a che vedere con la scuola ordinaria. Progetti scuola-casa, scuola-ospedale, piccole isole, scuola-azienda, che utilizzano le potenzialità della rete per vincere l’isolamento, costruire e condividere collettivamente i saperi, sostenere a distanza la libera ricerca degli alunni, sono e resteranno sempre pratiche di difficile disseminazione.
E non basterà sviluppare tecnologie ed ambienti ad hoc, organizzare le informazioni in un sistema di documentazione, di prodotto ma soprattutto di processo, come risorsa a sostegno dei processi d’innovazione.

E poi in ogni caso, questo par trapelare dalla conclusione di Biondi, le vie da battere sono già segnate; le troviamo indicate nelle previsioni del mercato, che ci parlano di una penetrazione sempre maggiore e di una diffusione capillare delle tecnologie.
Anche la scelta dello strumento (ed, ahimé… il formato ed il prezzo del libro) “…molto probabilmente dipenderà da logiche di mercato più che da scelte della scuola”.
E poi…l’editoria, anche quel mondo sta lavorando per noi!!!
Scommettiamo che le linee strategiche di trasformazione del comparto ci troveranno ancora una volta impreparati?
E’ proprio la scuola allora la palla al piede di questa società?
Solo perché non riesce ormai più a parlare con voce propria?
Per ora continuiamo a studiare, a formarci, a sperimentare.
Chi si ferma è perduto!

Next Page

Powered by WordPress with Pool theme design by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^