Buon

Settembre 4, 2008 on 9:03 am | In idee | No Comments

Sono anch’io sinceramente nauseato, come la collega Claudia Fanti di edscuola, dal profluvio di corbellerie con cui i media hanno intasato lo spazio comunicativo in questi giorni tradizionalmente dedicati agli auspici d’ inizio anno scolastico. 
Buon ultimo Pietro Citati che, sotto la copertura della intemerata ormai stucchevole sugli stipendi degli insegnanti, con corollario di biechi luoghi comuni come quello dell’insegnante vestito male e per questo non rispettato dai suoi allievi (che evidentemente vanno guidati sola dalle belle prof  del buon Caparezza, le quali quest’anno potranno ispirare il loro look al modello Mariastella),-inanella tutta una serie di pensierini retrò che fanno il paio con lo sfoggio di competenze docimologiche del ministro Tremonti sulle colonne del Corriere della Sera.

Pertanto non dedicherò altro spazio al tema del giorno oltre le 10 righe già scritte. Del resto mi par di cogliere con certezza l’incapacità e la mancanza di volontà, da parte del ministro, di parlare di scuola con gli operatori scolastici, preferendo invece le riviste patinate su cui poter sfoggiare mise e costruire una sua immagine (tra l’altro già in crisi dopo la scoperta dei fattacci di Catanzaro).
Voglio invece rivolgere lo sguardo alla retorica governativa, quale traspare dagli articoli riportati in un giornale on line incontrato durante le mie navigazioni estive, e vale a dire IL LEGNO STORTO, webzine informativa e politica orbitante dalle parti di Libero e Il Foglio, che oltre ai commenti proposti in proprio dalla sua redazione riprende e propone al pubblico, non troppo vasto, di lettori e commentatori, -fondi di giornali nazionali; infatti: così si crea e si misura al contempo il consenso, nell’era della rete.
Già dall’epigrafe traspare una certa pretenziosità del progetto, che vuol addirittura metter dietro sé il grande Kant, da una cui frase è tratto il curioso nome del sito. Il legno storto è la materia di cui son fatti gli uomini, e quindi occorre compatirne e benevolmente tollerarne le pretese alla perfezione che pur qualcuno ancora mette a capo della propria intrapresa.
Uno storto è sicuramente don Gianni Baget Bozzo, padre gesuita e politologo di razza, ispiratore e figura di spicco nelle ultime convention di Forza Italia, tra i più sinceri adulatori del grande capo Silvio Berlusconi, a cui da ultimo riconosce addirittura il coraggio di andare oltre il liberismo.
Fama, notorietà ed età non mancano al politologo e quindi fa una certa impressione sentire che il governo Berlusconi 4 è diverso dagli altri, ultraliberale nel senso che oltrepassa il liberismo di fine secolo. I nostri intellettuali di destra crederanno anche al fatto che nel 1994, anno mirabilis della discesa in campo, vigesse “…l’egemonia culturale, il dominio, del postcomunismo sulla cultura e sulla politica…”
In realtà era già da un pezzo iniziata la deriva ultraliberista. Il problema più sentito era la mancanza di lavoro, soprattutto tra le generazioni più giovani, e ad esso si sacrificava tutto…mentre si iniziava a privatizzare. Ricordo la privatizzazione del pubblico impiego operata da Amato nel 1993, iniziava allora la svendita di tutti gli asset dello stato (sia le risorse materiali che quelle umane!).

Oggi tocca alla scuola, ultimo vessillo rimasto ancora legato strettamente all’idea di uno stato sociale che realizza i diritti sociali della costituzione. Con gli ultimi interventi governativi si prepara una svendita che non avverrà senza dolori e lascerà un prezzo altissimo da pagare alle future generazioni ignoranti.

Agli intellettuali di destra lasciamo quindi l’illusione che risponda a realtà il quadro raffinato (sic) di don Gianni, in particolare riguardo al ritorno di autorità, morale e religione.

Da parte nostra diciamo che non basta la politica degli annunci perché questi valori si affermino. Soprattutto quando si siano messe in atto tutte le leve idonee a scardinarli in tutte le dimensioni della vita individuale e sociale. Non basteranno un papa tedesco e un miliardario corrotto a rimettere in carreggiata il paese.
La buona volontà dell’uomo raramente va a braccetto con le tre di cui sopra, che pur evocano nelle iniziali (e forse per questo sono state scelte da don Gianni) …A MO RE.

Buon anno scolastico

 

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