Citazioni
Dicembre 7, 2007 on 10:52 am | In idee, cultura, citazioni | No Comments
In questi giorni di pre-vacanza ci sarà chi stia pensando al comodo lavoro d’insegnante.
In realtà sono alle prese con circa 70 compiti di italiano da correggere ed è (anche) per questo motivo che non sto riuscendo ad essere presente più di tanto in questo spazio.
Di cose da dire ce ne sarebbero.
Passato il primo impatto, s’iniziano ad intravvedere limiti ed opportunità (più i primi in verità ) di questa nuova situazione operativa.
Mentre i media continuano a dare i numeri sulla scuola, in maniera ormai così palesemente e scopertamente strumentale…
Mi sa dire qualcuno, infatti, come possano essere comparabili, su scala europea o mondiale, i risultati d’apprendimento, ovvero le competenze, nella lingua madre?????
L’autocritica va fatta, ma in altro senso.
E per questo inauguro un nuovo filone, quello delle citazioni, con questo passo di Gramsci rintracciato in rete ad introduzione di un interessante ipertesto sul Neorealismo.
Riguarda gli intellettuali, gli scrittori, ma forse anche gli educatori, almeno coloro che ancora non si sentono trasformati in allenatori per le olimpiadi di turno,e che invece mantengono ben chiaro l’obiettivo vero, costituzionale, del loro mestiere, cioè la rimozione degli ostacoli e delle disuguaglianze che impediscono la piena realizzazione della persona umana.
In Italia manca un’identità di concezione del mondo tra “scrittori” e “popolo”; cioè i sentimenti popolari non sono vissuti come propri dagli scrittori, né gli scrittori hanno una funzione “educatrice nazionale”, cioè non si sono posti e non si pongono il problema di elaborare i sentimenti popolari dopo averli rivissuti e fatti propri […].
In Italia, il termine “nazionale” ha un significato molto ristretto ideologicamente, e in ogni caso non coincide con “popolare”, perché in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo, cioè dalla “nazione“, e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento politico popolare o nazionale dal basso: la tradizione è “libresca” e astratta, e l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano.Antonio Gramsci
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