Potere della letteratura ed educazione letteraria
Agosto 31, 2007 on 9:05 am | In professione docente, letteratura | No Comments
Giorno dopo giorno si avvicina sempre più il momento della ripresa, che per me coinciderà con l’ingresso nel nuovo mondo della scuola superiore.
Anche se mi sto ancora occupando di alcune cosette relative all’organizzazione, o meglio alla logistica, dei laboratori d’informatica nella mia vecchia scuola, è praticamente impossibile non correre con il pensiero a quanto mi aspetta, pur non conoscendo ancora nel dettaglio quale sarà il mio impegno.
E allora ipotizzo di operare nel biennio, cosa considerata più che probabile, una scelta obbligata per i docenti neoassunti.
La materia principale è la lingua italiana, il cui studio, nel biennio appunto, è articolato nei tre settori delle abilità linguistiche, della riflessione linguistica e dell’educazione letteraria.
La storia invece, in quanto materia orale e con le sue due ore settimanali, è considerata più marginale, ma non meno importante, in quanto integra e supplisce alla ben nota debolezza degli istituti tecnici sul versante della formazione storico-filosofica.
Come accennavo nel post precedente, e come confermato dalle dichiarazioni programmatiche contenute nel corposo documento stilato dalla Commissione Brocca, le discipline del biennio, ed in un certo senso l’intero biennio, sono comuni a tutti gli indirizzi successivi della scuola superiore.
In lingua italiana però, mentre si approfondiscono, ad un livello caratterizzato da capacità di sintesi e consapevolezza, sia le abilità linguistiche che la riflessione linguistica, la parte formativa si specifica, e direi addirittura si gioca tutta, nell’approccio al mondo della letteratura, cioè con l’educazione letteraria.
Ora non seguirà, né servirebbe, approntare un lungo elenco di finalità, obiettivi e contenuti, che nella scuola superiore rappresentano ancor più che nella primaria una consolidata tradizione della prassi programmatoria, -ma gettare un occhio e provare a considerare la complessità di quel sistema generale delle disposizioni che si regge a sua volta sulle fondamentali esigenze di sviluppo dell’adolescente tra i 14 e i 16 anni:
“…la crescita armonica della propria corporeità, le capacità di comunicazione e di autoespressione, la conoscenza e la comprensione della natura e della società, lo sviluppo dell’autoconsapevolezza e dello spirito critico, la capacità di orientamento e di conferimento di senso alla propria esistenza e alla realtà, l’iniziale ricerca di una identità professionale e sociale, la strutturazione delle relazioni interpersonali, la formazione di valori.”
(PIANI DI STUDIO DELLA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE E PROGRAMMI DEI PRIMI DUE ANNI
Le proposte della Commissione Brocca cap. 4.1.5)
…………
E allora, riguardo alla letteratura, che è considerata spesso come una forma vacua ed evanescente, a volte pallosa, di presunta evasione, gratificazione, divertimento (il diletto della tradizione letteraria),- forse bisognerebbe trovare il modo di farne apprezzare ai giovani, con Umberto Eco, il suo potere, un potere immateriale che la rende resistente alle ingiurie del tempo e le consente di tenere in esercizio e difendere la lingua, contro i tentativi dei più diversi avversari, dal fascismo all’anglofilia.
La letteratura, contribuendo a formare la lingua, crea identità e comunità, tiene in esercizio anche la nostra lingua individuale. Ma, soprattutto
”… il mondo della letteratura è in grado di ispirarci la fiducia che ci sono alcune proposizioni che non possono essere revocate in dubbio, e ci offre quindi un modello, immaginario sin che volete, di verità.” (Eco).Questa consapevolezza, che è anche un chiaro avvertimento contro “l’eresia critica” che instaura un circolo infinito di interpretazioni dell’opera, arrivando a volte a rinnegare la stessa intenzione dell’autore, -ci permette di verificare, secondo Eco, se un lettore possiede il senso della realtà, ovvero è preda delle sue allucinazioni.
Potere della letteratura e verità hanno origine nei nostri investimenti passionali, nostri e delle generazioni, delle collettività che hanno contribuito al consolidamento della tradizione letteraria; personaggi che migrano ma che conservano la loro autenticità e verità, di cui, nonostante ormai siamo entrati nell’era dell’ipertesto, delle storie a più mani, dei destini dei personaggi negati e stravolti,-non può essere negata la realtà, la loro verità, il destino che custodiscono e rivelano.
Qui si apre il confronto con le nuove forme della scrittura (letteraria) nell’era di Internet, e la cosa assume un particolare interesse, per noi che conosciamo e frequentiamo ambienti e colleghi con una certa pratica, e qualche aspirazione, in merito.
Il punto di vista di Eco
“…giocare creativamente con gli ipertesti, modificando le storie e contribuendo a crearne delle nuove, può essere un’attività appassionante, un bell’esercizio da praticare a scuola, una nuova forma di scrittura,… Ma questi giochi non sostituiscono la vera funzione educativa della letteratura, funzione educativa che non si riduce alla trasmissione di idee morali, buone o cattive che siano, o alla formazione del senso del bello.”
Il potere della letteratura ha anche una funzione educativa, di educazione alla vita…Ancora Eco:
“Leggere un racconto vuole anche dire essere presi da una tensione, da uno spasimo.(…) È la scoperta che le cose sono andate, e per sempre, in un certo modo, al di là dei desideri del lettore. Il lettore deve accettare questa frustrazione, e attraverso di essa provare il brivido del Destino (…)
Questo ci dicono tutte le grandi storie, caso mai sostituendo, a Dio, il fato, o le leggi inesorabili della vita. La funzione dei racconti “immodificabili” è proprio questa: contro ogni nostro desiderio di cambiare il destino, ci fanno toccar con mano l’impossibilità di cambiarlo. E così facendo, qualsiasi vicenda raccontino, raccontano anche la nostra, e per questo li leggiamo e li amiamo. Della loro severa lezione “repressiva” abbiamo bisogno. La narrativa ipertestuale ci può educare alla libertà e alla creatività.
È bene, ma non è tutto. I racconti “già fatti” ci insegnano anche a morire…”
La lezione di Umberto Eco credo riesca a restituire quanto espropriato alla letteratura dalle cattive prassi didattiche della scuola che è stata. I nostri giovani devono continuare ad investire le proprie passioni in storie degne, dove si riconoscano l’uomo, la vita, la realtà nelle rispettive molteplici sfaccettature, nella loro ricchezza di prospettive e di possibilità, pur inesorabilmente limitate, un bazar ben attrezzato per l’età delle scelte.
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