Che fine hanno fatto le comunità di pratica?
Ottobre 6, 2007 on 10:09 pm | In idee, web, formazione | No Comments
Siamo ormai ad anno avviato e, come di consueto, nella mia posta cominciano ad arrivare le solite offerte e proposte per il solito master in e-learning o in learning object con i soliti costi.
La novità sta nella concorrenza che cominciano a farsi Università e privati, nella fattispecie Tuscia e Garamond.
Al solito in lista, e parlo della lista dei tutor e-learning, Anitel, arrivata ad oggi a mille iscritti, piovono le richieste, le proteste per i costi e per le presunte discriminazioni. Già …sarebbe ora di chiarire ai colleghi (e-tutor) la differenza tra un master e un perfezionamento rilasciato da una società privata, ma tant’è…
Anche se poi le Università non sono proprio tutte uguali…
Quello che si è perso, o forse non si è mai riuscito a far decollare, è l’autentico spirito di condivisione che anima le comunità di pratica. Perchè in fondo chi si è dato da fare in questi anni, chi si è impegnato ed è cresciuto senza acquisire titoli, ma solo esperienza e competenza, se si è speso a favore degli altri non è stato per finire nei ruoli di Garamond, o di Tuscia o di RCS…
O forse si?!?
Sta di fatto che queste due società , che l’anno scorso andavano d’amore e d’accordo, oggi si azzannano, ed anche una persona equilibrata come Valerio Pedrelli perde l’aplomb e va sopra le righe…
Cosa è successo?
Cosa è successo in For, dove pochi mesi fa si progettavano le regole di un ambiente che potenzialmente doveva servire un esercito di qualche centinaia di migliaia di docenti, ed ora si ritrova con 50 colleghi tutti intenti ad inanellare haiku e tanka?
Personalmente ho sempre ritenuto un errore chiudere l’ambiente ai soli docenti, i quali già tendenzialmente amano chiudersi nelle conventicole e nei gruppetti.
E ancora peggio funzionano i sottogruppi, dove è stata data la possibilità di conoscersi e di scambiarsi mail, ma la comunicazione latita e financo fissare un appuntamento per un incontro in sincrono diventa una cosa problematica.
Alla faccia del web 2.0!
Su questo scenario cadono come macigni le riflessioni a margine della sua esperienza di moderatore di Marco Guastavigna. Riflessioni come sempre molto interessanti e che colgono nel segno ma che, per una strana ironia, sono blindate nella piattaforma e forse arriveranno alle orecchie e alla testa di poche decine di docenti.
Gli altri continueranno a chiedersi se, chissà un giorno, con un bel master in tasca, conquistato smanettando qualche ora alla sera al computer…
Sono forse quelli che non sanno proprio rinunciare alla “…vana rincorsa alla “novità ” tecnologica fine a se stessa, modalità di rapporto con l’universo digitale cara non solo al mercato, ma anche chi ha interesse a creare nei colleghi una sorta di dipendenza dalle proprie (pseudo)competenze di “manovra” dei software o delle pagine internet..”
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