Per un nuovo umanesimo
Marzo 5, 2008 on 8:05 pm | In idee, società , cultura, politica | No Comments
Qualche spigolatura tra cronaca ormai distrattamente percepita, studio e ricerca personale di un approccio professionale che sia ecologico ed umano.
Scuola, politica e lavoro, infatti, stanno assumendo sempre più i tratti della disumanizzazione, a cui spinge il frenetico rincorrersi di tutto quanto produce questa società .
La cronaca consuma i suoi stessi fatti a ritmo impressionante, inducendo una sensazione di spiazzamento continuo in chi tenta di ricondurre il tutto ad un ordine, se non rassicurante, perlomeno comprensibile.
La politica, priva di uomini degni dell’appellativo di statista, che pur fu assegnato al DeGasperi della ricostruzione e della legge truffa, si fa dettare giornalmente l’agenda dai media, a loro volta imbeccati dai potentati di sempre, ormai scesi in campo in forze e senza quel velo di pudicizia che ancora faceva parte dell’etica professionale di uomini come Gianni Agnelli.
Alcuni esempi per cogliere il livello di disumanizzazione raggiunto:
LAVORO
Il blocco al potere, PD e PDL per intenderci, cioè coloro che hanno governato alternativamente l’Italia negli ultimi 15 anni, hanno notoriamente messo in campo, senza troppi clamori, programmi politici molto simili tra loro.
Questi programmi, su un punto in particolare, molto evocato dai media in questi primi giorni di campagna elettorale, sembrano essere addirittura identici: la proposta di detassazione degli straordinari, richiesta a gran voce da Confindustria.
Non che la favola godesse di gran credito fuori dai circuiti autoreferenziali della politica, però lo strombazzamento continuo, si pensava, ne avrebbe fatto un tema apprezzato e condiviso dalla maggioranza dei cittadini, anch’essi ormai travolti dal cortocircuito continuo dell’informazione.
Peccato che il destino cinico e baro abbia giocato ier l’altro un brutto scherzo, con la morte dei 5 operai a Molfetta.
Ma il vortice tutto afferra e travolge, e questa volta non arrivano in soccorso neppure i funerali solenni (l’autopsia ruba tempo) a coprire le vergogne di una classe dirigente che non sa far altro, di fronte al lutto per questa ennesima tragedia del lavoro, che azzuffarsi su un altro tesoretto (12 miliardi di euro), quello che il governo aveva messo in mano all’Inail e che ora Confindustria rivendica per finanziare la sicurezza nelle imprese.
E il tema della detassazione degli straordinari? Per ora è congelato. Se ne riparlerà più avanti, passato il clamore, sempre più pregno di disillusione, per le morti sul lavoro.
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SCUOLA
 Zitti zitti piano piano,
 non facciamo confusione,
 per la scala del balcone,
presto andiamo via di qui.
Così iniziava il travolgente concertato finale del Barbiere di Siviglia rossiniano.
Ogni riferimento e puramente casuale, tuttavia desta non poco stupore il silenzio assordante intorno alla programmazione PON, che sta facendo transitare dalle amministrazioni scolastiche delle 4 regioni del Sud cospicui finanziamenti, roba mai vista, praticamente il raddoppiamento del fondo d’Istituto (80 mila euro per ciascuna scuola), destinati all’ampliamento dell’offerta formativa.
In verità qualcuno l’allarme l’ha lanciato, e mi riferisco a Norberto Bottani che pubblica alcuni risultati di una sua ricerca  sul sito di ADI. Per il resto tutto tace. I bandi pubblici sono per la maggior parte  irrintracciabili, i compensi stratosferici per gli esperti (fino ad 80 euro l’ora) sono promessi senza alcun accordo di rete né riferimento normativo.
Il tutto viene giustificato (nel senso etimologico di legittimato) attraverso l’implementazione di un pesantissimo sistema di documentazione e monitoraggio on line di cui si dovranno far carico gli sfortunati (ed ormai latitanti) tutor interni.
Anche qui un esempio per intenderci: gran parte delle misure previste a favore degli studenti delle scuole superiori(obiettivo B e C) prevedono percorsi formativi di 50 ore funzionali alla successiva certificazione (linguistica, informatica etc.). Bene, questi percorsi ad oggi non sono stati ancora attivati e dovranno completarsi entro il 30 Giugno. Molti studenti sono già impegnati per 36/40 ore settimanali e, magari, anche alle prese con i corsi di recupero di 15 ore voluti dal ministro Fioroni.
Lascio al lettore il giudizio, magari confortato dalla visione del manuale di gestione della piattaforma linkato in precedenza, sulla misuratezza del tutto, sulla dimensione disumana che si assegna al far scuola, all’esperienza che in essa si fa vivere ai ragazzi.
Come andrà a finire? Ce lo suggerisce il concertato rossiniano ![]()
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Di fronte a questi scenari la mia ricerca di una dimensione umana del far scuola non poteva non ispirarsi al grande umanista Francesco Petrarca, che professore non fu e non lo sarebbe mai stato, ma che dal suo lungo errare, dal suo scontrarsi col mondo e con le cose terrene, trasse la lezione della Vita Solitaria, una lezione attualissima, che alla campagna (elettorale) contrappone la vita in campagna.
E che ci invita a valutare con altra misura le cose autenticamente importanti dell’esistenza.
[…]Quanto valuti, infine, non invecchiare tra i fastidi, non premere sempre ed esser premuto fra uno stuolo di salutatori, non aver mozzo il respiro, ne sudare in pieno inverno colpito da tristi esalazioni; non disimparare l’umanità in mezzo agli uomini e, infastidito, prendere in odio ogni cosa, gli uomini, gli affari,coloro che ami, te stesso? Non dimenticare le cose che ti stanno a cuore per dedicarti a molte che non ti fanno piacere?
Senza contravvenire, infine, alle parole dell’Apostolo rivolte ai Romani -
«Nessuno di noi vive per se stesso, nessuno muore per se stesso: perché se viviamo, viviamo per il Signore, se moriamo, moriamo per il Signore» -, per te stesso vivere o morire, in modo da vivere e morire non per altri che per il Signore?
Frattanto, stare come in un posto di vedetta, osservando ai tuoi piedi le vicende e gli affanni degli uomini, e vedere ogni cosa - e particolarmente te stesso - passare con tutto l’universo; e non dover sopportare le molestie di una vecchiaia furtivamente insinuantesi, prima di averne sospettato l’appressarsi (questo accade a tutte le persone indaffarate), ma vederla molto tempo prima, e prepararle un corpo sano e un animo sereno.
Sapere che questa non è la vita, ma l’ombra della vita; un albergo, non una casa; una strada, non la patria; una palestra, non una stanza.
Non amare ciò che è transitorio e desiderare ciò che rimane: ma finché quello ci è accanto, sopportarlo in pace. Ricordar sempre di essere mortali, cui tuttavia è stata assicurata l’immortalità .[…]
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