Su falsa unanimità e riconciliazione: antiretorica di sistema

Maggio 14, 2009 on 3:47 pm | In società, cronaca, mondo, politica, diritti, lavoro | No Comments



Non ci stanchiamo di notare e rimarcare i vizietti di certa informazione che amplifica i guasti della retorica dominante, dimenticando, omettendo, sorvolando sul dettaglio…
Alcuni esempi dalla cronaca più recente:

  1. La riconciliazione, voluta da Napolitano, della guerra civile degli anni ’70. Siamo un paese diviso, nella memoria e nelle ideologie. Il capo dello Stato mette in piedi una riconciliazione simbolica, chiamando a stringersi la mano la moglie di Pinelli e quella del commissario Calabresi.
    Piccolo dettaglio sfuggito alle cronache e indirettamente messo in luce dai soliti contestatori: oggi il figlio di Calabresi è direttore di un’ importante testata giornalistica. Ci sfugge il mestiere svolto dal figlio di Pinelli (se ne ha lasciato uno…).
    Ma sarà solo una dimenticanza del cronista. O forse la cosa non incuriosisce più di tanto la pubblica opinione…
  2. Sempre in ordine a questo episodio, la stampa si è prodigata nel ricordare tutta una serie di nomi di terroristi del tempo che fu, oggi chi più chi meno riconciliati e/o riabilitati, ovvero latitanti sfuggiti alla giusta condanna come Cesare Battisti.
    Sono davvero tanti, la memoria è una bella cosa e come ci si sente a ricordare il tempo che fu della nostra giovinezza!!!
    Ma tra i tanti protagonisti di quella stagione, che ormai stiamo chiudendo, sfugge a tutti il nome di Delfo Zorzi. Dimenticanza od omissione? Sarebbe interessante rivolgere la domanda…a Gianni Riotta!
  3. Cronaca del giorno: “Sacconi fischiato replica ai contestatori: risparmiate ossigeno per il cervello”…ma che maleducatoooooooooooo.
    (lettura distaccata suggerita a mo’ di giustificazione dal protagonista)
    Ma no, guardate che chi mi ha fischiato e contestato è solo la CGIL, mentre io ho il consenso di tutti!
    Ecco che una intemerata da gran maleducato viene virgolettata ed acquista dignità giornalistica. Ogni fazioso potrà appropriarsene e riprodurre liberamente l’insulto alla bisogna.
    Invece il contenuto verbale della contestazione al ministro, da un punto di vista giornalistico, sarebbe stato più interessante (e più autentico), visto che è venuto fuori nel momento in cui Sacconi ha criticato il pacchetto che Prodi approvò
    dopo la tragedia di Molfetta del 4 Marzo 2008, in cui morirono 5 operai.
    Come potete notare anche qui fa premio LA DIFFERENZA DI CLASSE: il ministro può, sa parlare e quello che dice è riproducibile in un articolo, poi fa anche audience, mentre l’operaio no.
    Così succede che neppure l’inclito giornalista di Repubblica, giornale che sale sulle barricate per combattere il premier sul versante gossip/privato, si accorge dell’occasione perduta.
    L’occasione di dar voce a chi non ce l’ha, la prima regola del giornalismo etico di cui si sente sempre più il bisogno, in questo nostro martoriato paese.

P.S. Per quanto riguarda le modifiche al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro proposte da Sacconi siamo già intervenuti di recente per segnalare un articolo della stessa testata, Repubblica

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